L’immagine dell’Italia emersa con la pubblicazione dell’ Indice della Economia e della società digitali è tutt’altro che rassicurante: nella classifica delle economie digitali europee il nostro Paese si conferma agli ultimi posti per quanto riguarda la diffusione della banda larga, l’uso di Internet e per competenze degli utenti.
L'Indice della Economia e della società digitali è un prezioso strumento realizzato dalla Commissione europea per poter classificare ciascun Paese UE in base alla propria "prestazione digitale”: il 24 febbraio 2015 la Commissione ha pubblicato il nuovo Indice, offrendo cosi’ una panoramica sul livello di digitalizzazione dell'Europa sulla base dei dati raccolti ed elaborati per gli anni 2013 e 2014.
Per comporre il ranking i tecnici della Commissione hanno preso in considerazione cinque parametri per ogni singolo Paese: la connettività, cioè quanto è diffusa, rapida e accessibile la banda larga; le competenze digitali; le attività online dei singoli cittadini, dai notiziari agli acquisti; l’integrazione e lo sviluppo delle tecnologie digitali, dalle fatture elettroniche ai servizi di cloud all’e-commerce; e i servizi pubblici via web, cioè quelli fornite dalla P.A. e dalla sanità pubblica. La somma di questi indicatori è servita per stilare la classifica finale.
All’Italia è attribuito un punteggio complessivo al di sotto della media europea e decisamente distante dalla Danimarca, prima in classifica, seguita dalla Svezia e Paesi Bassi.
Il basso punteggio italiano è causato principalmente dalla scarsa diffusione della connettività, la poca digitalizzazione dei servizi, ma anche dal numero limitato di utenti online e dalle loro competenze digitali. IL nostro Paese si distanzia anche dal punteggio di Spagna e Francia e precede solo la Grecia, Bulgaria e Romania, ovvero i Paesi che occupano gli ultimi tre posti della classifica.
La politica digitale del governo italiano ha investito le risorse disponibili per costruire due pilastri: il piano per la diffusione delle infrastrutture ultrabroadband, i cui obiettivi puntano a raggiungere tutti i target previsti dalle strategie Ue; e il progetto “Crescita Digitale”, che struttura una serie di interventi mirati alla rivoluzione digitale delle pubbliche amministrazioni: il 3 marzo 2015 è stata adottata dalla Presidenza del consiglio dei ministri la Strategia per la Crescita Digitale, documento programmatico che definisce ulteriori azioni necessarie alla riduzione del gap esistente tra il livello ancora medio basso dei servizi digitali delle PA italiane e quello della media europea.
Tra gli obiettivi prioritari della Strategia figura il progressivo switch off dell’opzione analogica per la fruizione dei servizi pubblici, progettando la digitalizzazione della pubblica amministrazione in un’ottica centrata sull’utente e coordinando e mettendo a sistema le diverse azioni avviate da tutte amministrazioni pubbliche: questa la premessa per progettare piattaforme abilitanti seguendo la logica del Digital First che pone al centro l’esperienza utente, quali l’Anagrafe Digitale unica della popolazione; il sistema dei Pagamenti elettronici “Pago PA”, il sistema di Fatturazione elettronica PA.
Manca pero’ un terzo pilastro, altrettanto fondamentale per l’innovazione e il recupero della capacità competitiva dell’Italia, rappresentato dalla trasformazione digitale delle imprese.
Staff Europe Direct
Area tematica:
Tipo di Contenuto:
Data pubblicazione:
Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:29