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Organizzazione e governance dei servizi per l'impiego: cosa si può fare

Creato il:  2 Luglio 2013

di Fabio Ranucci                                                                                                                                                                                              
Non si ferma la drammatica ascesa della disoccupazione. Toccato il massimo storico (a maggio, secondo l’Istat i senza lavoro hanno raggiunto il 12,2%, un tasso mai così elevato dal 1997), lo scopo ora è rafforzare i servizi pubblici per l’impiego, creare un sempre più proficuo incontro tra domanda e offerta e aiutare le amministrazioni locali nel coordinamento delle politiche per l’occupazione.
Ai nuovi centri, più di quindici anni fa, quando sostituirono gli obsoleti uffici di collocamento, venne affidato l’incarico di diventare mediatori attivi con funzioni, non secondarie, formative e di orientamento. Un cambiamento che ha investito le istituzioni, trovatesi a fronteggiare l’esigenza di dotare tali strutture di personale qualificato, di un sistema di analisi e raccolta, di collegare tra loro gli attori del mercato e condividere i risultati di esperienze nell’erogazione dei servizi per il lavoro.

Un compito difficile soprattutto in tempo di crisi, come evidenzia il libro “Organizzazione e governance dei servizi per il lavoro”, manuale operativo curato da Arturo Siniscalchi e Laura Ciattaglia e pubblicato da Formez PA. Una raccolta di saggi (tra questi, i contributi di Silvia Spattini, Giuseppe Raffa e Tiziana Lang), 204 pagine per fare il punto sulle due strategie adottate, tese all’aumento dei soggetti che forniscono servizi e al loro consolidamento, e disegnare un assetto moderno, nuovo in cui vengono approfondite competenze e prestazioni a favore di cittadini e aziende fino all’inserimento dei lavoratori disabili; le funzioni gestionali legate alla costituzione e all’aggiornamento delle banche dati, con una accurata analisi dell’andamento del portale Cliclavoro come tramite per agevolare l’interazione tra imprenditori e lavoratori; la funzionalità del raccordo tra SPI e politiche attive e tra pubblico e privato; la conoscenza del mercato, il sistema degli incentivi e delle politiche di sostegno al reddito e, non ultima, la relazione tra le disposizioni sul ciclo della programmazione e valorizzazione della performance, organizzativa e individuale.

Azioni importanti nel momento in cui i senza lavoro sono aumentati di 0,2 punti percentuali nel giro di un mese e di 1,8 punti in un anno. Più dettagliatamente, la disoccupazione maschile (11,5%) ha raggiunto il livello più alto mentre quella femminile ha toccato il 13,2%.
“Nella programmazione 2007-2013, il PON Governance e azioni di sistema – sostiene Marco Villani, direttore generale di Formez PA – per contribuire a rafforzare i due macro-obiettivi ‘nuovi e migliori posti di lavoro’ e ‘investimenti sul capitale umano’, si è posto quale fine strategico complessivo di supportare la capacità istituzionale e di governo delle politiche per il conseguimento degli obiettivi europei per il lifelong learning e l’occupazione. Al suo interno, l’Asse ‘Adattabilità’ ha l’obiettivo di ‘contribuire, agendo sui sistemi, ad accrescere l’adattabilità dei lavoratori delle imprese e degli imprenditori e a promuovere l’innovazione organizzativa nei contesti lavorativi’. L’intento è di intervenire su quelle precondizioni necessarie ad accrescere l’efficienza del sistema produttivo e al contempo incrementare i livelli occupazionali e la qualità del lavoro nonché la trasparenza del mercato e dei rapporti di lavoro”.

Tuttavia, “mentre in alcuni paesi europei la difficile congiuntura economica ha stimolato produzioni, servizi e occupazioni ad alta intensità di conoscenze, cioè ad alto valore aggiunto – scrive Francesco Verbaro, docente presso la Scuola superiore della pubblica amministrazione – in Italia è l’occupazione nelle professioni elementari ad essersi incrementata. Nell’ultimo quinquennio, i lavori ad alta specializzazione sono diminuiti dell’1,8%, contro un aumento medio in Europa del 2%. Uno dei paradossi del nostro Paese è che abbiamo una bassa percentuale di occupazione in professioni caratterizzate da elevate competenze (il 18% contro il 23% della media Unione europea) e, contemporaneamente, tali lavori qualificati sono svolti solo in parte da lavoratori con istruzione terziaria (il 53,6% contro il 70,6% della media Unione europea). Tutto ciò, ovviamente, ha ridotto i vantaggi retributivi di chi ha i livelli di istruzione più alti. Mediamente in Europa le retribuzioni dei lavoratori con istruzione terziaria superano del 48,3% quelle dei lavoratori con istruzione secondaria, mentre in Italia tale valore si ferma al 36,2%”.

L’Italia dunque è indietro anche perché troppe volte si è preferita la via più sbrigativa. In tale ottica, sono importanti “le esperienze sostenute da Formez PA”, sottolinea il direttore dell’area politiche settoriali, Arturo Siniscalchi, come nel caso delle “azioni promosse a Benevento, Brindisi, Caserta, Taranto, Barletta, Salerno, Napoli e Cosenza”, che “hanno puntato al potenziamento dell’efficacia dell’intervento e all’ampliamento del bacino di soggetti intermediati”. “Per questo – aggiunge – un dato generale diventa essenziale nella nuova governance dei servizi per il lavoro ed è il rapporto con il tessuto produttivo e il mondo delle imprese. I servizi diventano rilevanti se conoscono il tessuto produttivo, le imprese e i loro fabbisogni e riescono quindi a fornire risposte adeguate. Da questo punto di vista il modello delle agenzie costituisce una ‘buona pratica’ e la cooperazione pubblico-privato un valore aggiunto nell’ottica dell’empowerment dei servizi”.

Alla fine del testo l’appendice legislativa e, allegate, le tabelle sugli ammortizzatori sociali anticrisi.
 
 
 
 

 
 
 

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:28