di Cecilia Vedana
Due anni di sperimentazione del FOIA, ma qualcosa ancora non funziona. Il Freedom of Information Act, lo strumento della Legge 97/2016 che prevede l’utilizzo dell’accesso civico generalizzato, è stato posto sotto la “lente di ingrandimento” del Dipartimento della Funzione Pubblica in occasione del seminario, di confronto e riflessione, voluto dal DFP, dove sono intervenuti Elio Gullo, Direttore dell’Ufficio per l'innovazione e la digitalizzazione, Ernesto Belisario, Avvocato esperto in diritto amministrativo e delle nuove tecnologie, Mauro Savino, Professore di Diritto Amministrativo presso l’Università della Tuscia. Il confronto è stato avviato, con le Associazioni e i Whatch Dogs, attraverso un’analisi delle criticità emerse “a partire - come ha voluto sottolineare Gullo - dalle Badpractices”.
Il FOIA, strumento specifico di accesso civico generalizzato per chi desidera ottenere dalla PA atti e documenti utili ad una necessità informativa, va oltre l’accesso previsto dalla 241/90 e oltre l’obbligo di pubblicazione per la PA previsto dalla 33/2013. In questi due anni di rodaggio non è però sempre stato sufficientemente utilizzato e ben compreso dal cittadino e dalle associazioni. Spesso la richiesta di accesso è avvenuta in modo “massivo” comportando un forte aggravio di lavoro della PA. Questo ha prodotto dinieghi da parte della PA portando i TAR regionali ad esprimersi sul tema con sentenze che, come dice il Ministro Bongiorno in una recente intervista del Formez, “rispecchiano sensibilità differenti”.
Certamente il FOIA ha comportato per la stessa PA la necessità di un cambiamento organizzativo, essendo impegnata ad essere sempre più “casa di vetro” e a fare i conti con un nuovo modo di operare e di gestire la relazione con il cittadino.
Gli elementi emersi in occasione della riunione del 13 marzo sono stati molteplici e potranno essere spunto per la nuova circolare, in via di definizione, che ha l’obiettivo di migliorare, a partire da quanto non ha funzionato, gli aspetti del FOIA ancora non del tutto “digeriti” e di semplificare, al cittadino e alla PA, il suo utilizzo.
Si è parlato della questione della privacy e della sicurezza per chi, come il singolo cittadino, chiede determinate informazioni in contesti territoriali spesso difficili. E’ emerso anche come il concetto di “dialogo cooperativo”, evidenziato nella circolare 2 dell’ ex Ministro Madia, non sia sempre chiaro, tanto da essere percepito a volte, dal cittadino stesso, come un’interferenza della PA, fraintendendone la disponibilità e la richiesta di perfezionamento della domanda pervenuta. Invece, proprio il dialogo cooperativo, così come ribadito in una recente sentenza del TAR Puglia, può essere lo strumento attraverso il quale una PA può gestire quella che altrimenti potrebbe essere considerata una “richiesta massiva” e non del tutto finalizzata, atta pertanto a bloccare o a rallentare la normale routine lavorativa della PA. Insomma, Cittadino e PA sono sfidati ad un maggiore dialogo reciproco e per fare ciò è necessario, non solo la specifica conoscenza documentale e giuridica, ma anche e soprattutto una capacità comunicativa legata ad una determinata competenza professionale.
E’ emersa anche la necessità di creare delle piattaforme, intergrate ed integrabili fra loro, di dati dei registri degli accessi, nell’ambito di quella che viene chiamata “pubblicazione proattiva” atta a fornire al cittadino uniformità delle risposte della PA. Come previsto dalla circolare 2/2017 “…la pubblicazione proattiva sui siti istituzionali delle amministrazioni è fortemente auspicabile quando si tratti di informazioni di interesse generale o che siano oggetto di richieste ricorrenti: ad esempio, quando si tratti di dati o documenti richiesti, nell’arco di un anno, più di tre volte da soggetti diversi. Per gli stessi motivi, le pubbliche amministrazioni sono invitate a valorizzare il dialogo con le comunità di utenti dei social media (Facebook, Twitter, ecc.). I richiedenti spesso rendono pubbliche su questi mezzi di comunicazione le domande di accesso generalizzato da essi presentate. In questi casi, e comunque quando si tratti di informazioni di interesse generale, è opportuno che anche le amministrazioni utilizzino i medesimi canali a fini di comunicazione.” Attraverso, infatti, la pubblicazione preventiva di informazioni e documenti (quindi non solo di una serie di dati pubblicati come espletamento di una norma da parte della PA) è possibile mettere a disposizione una banca dati ragionata da cui il cittadino, possa comunque attingere alle informazioni che cerca sul proprio caso, risparmiandosi così di chiedere l’accesso alla PA di competenza.
E’ stata, inoltre, auspicata la costituzione di un Helpdesk capace di veicolare il dialogo e il flusso di informazioni tra PA e il richiedente. Dallo stesso Direttore dell’Area comunicazione, editoria, trasparenza e relazioni esterne di FormezPA, Sergio Talamo (che sul tema ha intervistato il Ministro Giulia Bongiorno, nell’ambito del Dossier Sole 24 Ore “Trasparenza totale, partenza lenta ma grandi orizzonti”), è stato infine ricordato come il FOIA “serva alla partecipazione civica del cittadino e al controllo della qualità dei servizi” e sia quindi originariamente nato come strumento di valutazione e di verifica degli standard dei servizi della PA e conseguente loro valutazione (si vedano articoli 6 e 10 della Legge 33/2013).
Quindi il FOIA, non solo come espletamento di obblighi di pubblicazione da parte della PA, e neppure solo percepito come causa di ulteriore aggravamento della mole di lavoro, ma soprattutto come occasione ed opportunità volte alla creazione di dinamiche virtuose e modelli relazionali propulsivi a beneficio della performance del nostro Paese.
Si segnalano, per approfondimenti e ulteriori informazioni sul tema: le Videolezioni, FOIA in pillole del Dipartimento della Funzione Pubblica.