Qual è e quale dovrebbe essere l’utilizzo corretto dei social media da parte di un’amministrazione pubblica?
Alla luce degli ultimi sviluppi tecnologici, è difficile accettare che alcune amministrazioni possano avere ancora siti da terzo mondo, come li ha definiti Pier Carlo Sommo, Segretario Generale dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, impegnato come moderatore durante l’incontro svoltosi al Forum PA 2013 nella mattina del 28 maggio.
"In tempi di spending review - ha aggiunto Sommo - accade spesso che le amministrazioni decidano di ridurre i finanziamenti destinati all’area della comunicazione e che non si attengano alle linee guida per i siti web e ciò determina la creazione di siti pubblici di diversa qualità, a volte fantastici, altre pessimi. Si fa quindi poco per combattere il digital divide, soprattutto nelle amministrazioni locali, e far sì che i siti siano accessibili al cittadino, tarando i servizi sul livello più basso di comunicazione, con un’interfaccia friendly, semplice ed immediata. “Ora le piazze sono quelle mediatiche e devono essere presidiate. Le porte, se non le aprite, le sfondano” ha concluso Sommo, ricordando la necessità di trasparenza che il cittadino chiede alla Pubblica Amministrazione, e che oggi è imposta anche da precise norme di legge.
Ai lavori ha preso parte Anna Maria Buzzi, Direttore Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha parlato della necessità di coinvolgere i giovani, maggiori utenti di social network, in attività culturali per la promozione del patrimonio artistico, dato che è loro dovere conservarlo per tramandarlo ai posteri. Il MiBAC è presente su Facebook, dove ha raggiunto i 500mila contatti, su Twitter e su YouTube, dimostrando di essere al passo con le esigenze del cittadino. Qualche accenno a “Il museo che vorrei”, sondaggio svolto con l’obiettivo di rilevare il gradimento dell’utenza e un commento positivo ai risultati ottenuti. “Solo attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale potrà ripartire l’economia italiana”, ha concluso Buzzi.
A seguire, un intervento più tecnico: Salvatore Marras, dirigente Formez PA e titolare di varie iniziative tra cui le “Linee guida peri siti web della PA” e la gestione degli “Open Data”, ha spiegato cosa significa fare e-government attraverso l’open government, andando ad individuare i bisogni del cittadino mediante progetti a breve termine, con impiego ridotto di risorse economiche. Le nuove tecnologie sono al servizio del cittadino, purché usate correttamente. Il portale Linea Amica www.lineaamica.gov.it, ad esempio, non si limita ai pur avanzati servizi di risposta multicanale, ma attraverso la sezione “Diteci come” dà la possibilità al cittadino di esprimere un giudizio sul servizio offerto. “Certo - ha concluso Marras - la percezione della P.A. migliora solo se si abbandona l’improvvisazione e viene fatto un lavoro serio”.
Sono state infine illustrate tre ricerche, a testimonianza del rapporto che le amministrazioni pubbliche hanno instaurato con le nuove tecnologie. Elena Zuffada, Direttrice della divisione Public Management dell’Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica, ha descritto una ricerca finalizzata a capire come si sono organizzate le amministrazioni pubbliche per gestire la loro presenza sui social media. Sono state prese a campione 294 unità, considerando 4 aspetti: la comunicazione in entrata e in uscita, la comunicazione politica e la comunicazione pubblica e, nella maggior parte dei casi, è risultato che Facebook è il social network più seguito, facendo proprie le dichiarazioni del canale, mentre per gli altri non può essere considerato un canale ufficiale.
Giovanni Arata, collaboratore del Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino, da oltre un biennio occupato nello studio dei comportamenti delle P.A. su Facebook e Twitter, ha presentato gli ultimi risultati della ricerca #socialPA, commentando alcune criticità derivate dalla differenza tra approccio social e approccio amministrativo, proprio perché i social media si propongono quasi come una prosecuzione del lavoro degli uffici stampa, aperti 5 giorni su 7 e solo in alcune fasce orarie, mentre dovrebbero dotarsi di personale apposito, specializzato sui linguaggi di questi nuovi media e operativi 7 giorni su 7. Talvolta, infatti, l’uso dei social media mette in discussione anche le divisioni dei rapporti tra uffici.
Infine Vincenzo Cosenza, responsabile della sede romana di BlogMeter, ha presentato l'indagine quali-quantitativa sulle performance dei Comuni capoluogo di provincia e delle Regioni italiane. Sono stati raccolti e analizzati oltre 600mila dati prodotti dalle attività delle amministrazioni su Facebook e su Twitter nell’arco di circa 6 mesi. Tra le eccellenze, i Comuni di Milano, Torino, Modena, Genova, Napoli, Firenze e Roma; tra le Regioni più virtuose, la Lombardia, la Puglia, il Piemonte e l’Emilia Romagna. La presenza dei Comuni capoluogo sui social media, però, risulta ancora insufficiente, più critica ancora la situazione delle Regioni, mentre risultano ancora inesplorate le possibilità degli URP on line. “C’è ancora molto da fare” - ha concluso Cosenza - e in questa frase c’è la premessa di una nuova stagione della comunicazione pubblica ”delusa” dal parziale fallimento della legge 150/2000.
A.A.