di Arturo Siniscalchi
Un’azione di sostegno al fine di consolidare il ruolo di collegamento tra l’Italia e il resto del Vecchio continente e la creazione di un network di uffici regionali, una rete di governatori, per costruire la nuova Europa della pubblica amministrazione.
Questo il percorso intrapreso da Formez PA con il progetto “Interventi a supporto delle politiche europee” . Consistenti gli obiettivi alla base del progetto: rafforzare la capacità delle Regioni nella fase di preparazione degli atti normativi comunitari, migliorare il loro recepimento e stimolare l’azione creativa dell’area Obiettivo convergenza, ovvero Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, attraverso alcuni passaggi decisivi. L’intervento di Formez PA rientra a pieno titolo nell’ambito della riforma del Titolo V della Costituzione e dell’attuazione della Strategia Europa 2020 per il rilancio dell’economia nei prossimi dieci anni.
Attraverso la costruzione di una visione strategica concreta, Formez PA ha scelto di ripartire dalle proprie radici storiche. Il punto di partenza è la legge n.11 del 4 febbraio 2005 che ha regolamentato “la partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione Europea” e ha consentito alle Regioni di fornire, sugli argomenti di proprio competenza, un supporto utile nella formazione degli atti normativi. In questo modo, ha acquisito contorni maggiormente delineati anche il ruolo dello stato nella formazione del diritto comunitario.
Un piano per consentire a una materia di uscire dalle aule accademiche e dalle stanze dei diplomatici attraverso tre azioni: un’attività di ricognizione, un periodo di assistenza e un monitoraggio del contributo fornito dalle politiche ordinarie al raggiungimento degli scopi del Quadro strategico nazionale e della nuova strategia Europa 2020.
Dal convegno conclusivo del progetto, tenutosi il 17 dicembre presso la biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, è emerso con forza il pragmatismo utilizzato negli interventi e il bisogno di un confronto pubblico sull’argomento.
Le diverse fase progettuali si sono concretizzate nella distribuzione di questionari a dirigenti e funzionari, nell’individuazione degli strumenti e nella creazione di un modello organizzativo ad hoc, validato anche grazie ad una visita di studio nella Regione Emilia Romagna. Sono state approfondite, inoltre, le normative regionali e impostate alcune sperimentazioni relative alla fase ascendente e discendente del diritto comunitario.
Partendo così dall’idea di base di voler saldare i vecchi principi all’azione concreta da intraprendere alla luce dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni, è stato possibile conseguire alcuni risultati significativi: il miglioramento del portale informatico e-urop@, l’implementazione delle banche dati degli atti comunitari, la predisposizione di metodologie e la sperimentazione di fase discendente del diritto comunitario tramite tavoli di lavoro settoriali.
Il contesto generale non è privo di criticità. L’analisi sul territorio ha evidenziato che tutte le Regioni ha assolto gli obblighi della 11/2005 (alcune, come la Calabria, già dal 2007), ma nessuna ha attivato gli strumenti previsti dalle leggi regionali per la fase ascendente e discendente. È vero che non ci sono grossi problemi nel recepimento delle norme, come nel caso della Direttiva Servizi, ma la questione viene vista come difficoltà specifica dell’area di riferimento. Dall’altro lato, la partecipazione alla fase ascendente avviene per iniziativa di singoli dirigenti, al di fuori dei confronti nel Consiglio, e si registra l’insufficienza delle risorse umane dedicate alla applicazione delle leggi europee regionali.
È in questo mix fra concetti e loro articolazione in decisioni funzionali che risiede il “motore” del progetto che ha avuto, come punto di approdo condiviso, lo scopo di far interagire le Regioni per nuovi input e guidare il passaggio da un’ottica emergenziale a una diversa visione di sistema che guardi a un nuovo modello organizzativo, nel momento in cui le “reti” determinano non solo l’andamento dei mercati ma anche l’intero quadro delle relazioni pubbliche e istituzionali.
Si tratta in sostanza di fondere in qualche modo le necessità dell’Unione Europea con le esperienze concrete delle Regioni e consentire alla pubblica amministrazione di intraprendere un nuovo percorso in Europa.