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The Promise of the EU: al MAXXI due giorni di Europa

Creato il:  10 Settembre 2014

L'importanza dell'integrazione culturale europea e il ruolo strategico rappresentato dai public service media sono stati al centro del convegno "The Promise of the EU", organizzato dal Dipartimento per le Politiche Europee e Commissione europea, in occasione del Semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea, il 12 e 13 settembre a Roma al Museo MAXXI. (programma)

L'incontro è stato realizzato in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, la RAI, lo European Broadcasting Union (EBU), la Fondazione MAXXI e Formez PA.

Dopo il saluto di Giovanna  Melandri, Presidente della Fondazione MAXXI, la conferenza è stata aperta da Sandro Gozi, Sottosegretario agli Affari Europei, che ha ribadito l'importanza dell'integrazione da un punto di vista non solo economico-finanziario, ma soprattutto dei diritti umani fondamentali.

Sono stati quindi presentati i risultati dell'indagine di Eurobarometro sul significato dell'adesione all'Ue e sulle aspettative per il futuro dei cittadini europei. Al rapporto tra i public service media e i cittadini nell’era della convergenza digitale sono stati dedicati sei workshop tematici a cui hanno partecipato esperti, studiosi e dirigenti dei servizi pubblici radio-tv di tutta Europa.

"The Promise of the EU" è proseguito il 13 settembre con gli interventi di Antonello Giacomelli, Sottosegretario alle Comunicazioni, Gregory Paulger, Direttore generale della Comunicazione della Commissione UE, Anna Maria Tarantola, Presidente della RAI, Jean-Paul Philippot, Presidente di EBU, e Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura e Educazione del Parlamento europeo.

Galleria fotografica

Video interviste:
Sandro Gozi
Silvia Costa
Anna Maria Tarantola
Gregory Paulger
Jean-Paul Philippot
Guillaume Klossa
Antonello Giacomelli
Asun Gomez Bueno
Daniele Tatti
Andrea Renda
Carlo Gelosi

I risultati dell'Eurobarometro

La maggior parte dei partecipanti si è identificata con la propria nazionalità prima di sentirsi europea. Tuttavia, è opinione diffusa che gli intervistati più giovani, che hanno maggiori probabilità di studiare e viaggiare all'estero e sono cresciuti con l'euro, arriveranno a considerarsi europei in futuro. Secondo i partecipanti, la storia dell'Europa è scritta dai paesi membri economicamente più forti, un'opinione particolarmente diffusa tra gli intervistati in Polonia e in Portogallo, dove sono in molti a ritenere che lo squilibrio economico attuale potrebbe portare a un futuro dell'Ue deciso solamente da alcuni paesi membri. L'idea di un esercito comunitario ha suscitato reazioni contrastanti tra gli intervistati. In tutti i paesi coinvolti nello studio, i partecipanti non hanno dimostrato alcun entusiasmo nei confronti di una tassazione sovranazionale. È emersa, inoltre, una resistenza generale nei confronti di un ulteriore allargamento, in futuro.

Sul fronte della comunicazione giornalistica, nella maggior parte dei paesi sono sorti dubbi sull'indipendenza e l'oggettività dei mezzi di comunicazione quando si parla dell'Ue, ed è emerso un sentimento generale, comune a gran parte dei gruppi, secondo cui i mezzi di comunicazione tendono a ritrarre l'Ue attribuendole una connotazione negativa. Inoltre, non si è raggiunta l'unanimità su un'eventuale differenza tra il modo in cui le emittenti del servizio pubblico e le emittenti private ritraggono l'Europa.

Cosa è emerso dalle interviste realizzate in Italia? Per molti l'Ue significa sicurezza finanziaria, tutela dei valori umani e pensare oltre i confini nazionali. Gli euroscettici, al contrario, sono stati più inclini a vedere l'Unione come una raccolta frammentaria di culture, economie e lingue disparate. In generale, l'identità europea è considerata come un'entità che si sta ancora sviluppando e che, nonostante non sia ancora percepita su larga scala, diverrà automatica per le generazioni future. L'Italia è stato l'unico paese in cui gli intervistati si sono rivelati generalmente a favore di un esercito comune, principalmente per ridurre la spesa nazionale per la difesa.

Una maggiore cooperazione in materia di sicurezza è stata comunque ampiamente auspicata in tutti i paesi. Le opportunità sorte dalla libertà di circolazione e di commercio sono state smorzate dagli aspetti più negativi di quella che è considerata come una politica monetaria inflessibile, non favorevole all'Italia e che ha avuto un impatto diretto sulla qualità di vita nel Paese. In generale, i partecipanti in Italia hanno espresso il desiderio di vedere un'Europa più flessibile in futuro, specialmente per quanto riguarda la politica monetaria.
Tuttavia, nessun intervistato ha detto di volere lasciare l'eurozona, una scelta dettata da motivazioni differenti a seconda dell'attitudine nei confronti dell'Ue: i neutrali e gli entusiasti vedono nella permanenza in Europa un'opportunità per il futuro, mentre gli euroscettici ritengono sia ormai impossibile uscire dall'eurozona.

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:28