Home > Notizie > Fondi UE 2014-2020: l’associazionismo dei Comuni fa la forza

Fondi UE 2014-2020: l’associazionismo dei Comuni fa la forza

Creato il:  18 Marzo 2014

Nella partita cruciale della programmazione delle risorse comunitarie fino al 2020, l’associazionismo dei Comuni può fare la forza, a patto che gli enti locali possano contare su regole condivise. E’ quanto è emerso da un seminario promosso dalla Regione Campania e da Formez PA, lo scorso 14 marzo. Obiettivo dell’incontro: sensibilizzare le amministrazioni comunali della Campania sulla necessità, ma soprattutto sull’utilità, di associarsi tra di loro, sulla base dei criteri tracciati dai Sistemi territoriali di sviluppo che, a loro volta, rientrano in quella “cornice ordinatoria” che è il Piano territoriale regionale.
 
Tutti gli interlocutori del seminario (dall’amministrazione regionale, al Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica al nucleo di valutazione della Regione) si sono trovati d’accordo sulla necessità di iniziare un percorso assieme ai Comuni, per realizzare iniziative coerenti con le prospettive future.
 
L’esperienza più positiva conseguita finora è quella che ha coinvolto Campi Flegrei e Vallo di Diano, due esempi di associazioni di piccoli Comuni che, nel giro di un anno e mezzo, grazie all’accompagnamento e della Regione Campania e con l'ausilio del del Formez, hanno conseguito risultati più che positivi. In particolare, nel caso dei Campi Flegrei, è stato possibile attivare anche l'ufficio comune per la gestione dei grandi progetti, valido per tutti i Comuni partecipanti.
 
Come sottolinea Arturo Siniscalchi, direttore Area Politiche settoriali del Formez: “Stiamo cercando di capire quali possano essere le rivisitazioni della spesa da intraprendere attraverso l’associazionismo dei Comuni. La loro aggregazione consentirebbe alle amministrazioni di restare al passo con i tempi. In questo modo si possono creare dei veri e propri poli attrattivi, affinché i Comuni diventino attori protagonisti della nuova programmazione”.
 
Siniscalchi si è soffermato sull’importanza delle politiche di spending review, che nella maggior parte dei paesi Ocse si sono affermate negli ultimi 20 anni. “Francia e Regno Unito, oltre ad essere antesignani nell’attuazione di queste politiche, ne hanno avviato un concetto innovativo, che si concretizza nella razionalizzazione della spesa nel medio-lungo periodo. In Italia il fenomeno è stato introdotto più recentemente, attorno al 2007”.

Siniscalchi ha poi sottolineato l’impegno del Formez su questo fronte. Dal 2011, infatti, l’Istituto realizza su incarico del Ministero per la Pubblica
amministrazione una vera e propria mappatura delle auto blu attraverso il censimento permanente delle vetture e il monitoraggio annuale dei costi.

Il seminario sui piani di sviluppo territoriale - ricorda Siniscalchi - si inserisce nell’ambito del più ampio “Programma Capacità Istituzionale Regione Campania”, che si articola a sua volta su sei linee di attività. La convenzione comprende al suo interno altre iniziative, come l’affiancamento al processo di riorganizzazione dell’amministrazione campana, l’implementazione del controllo di gestione, i processi di digitalizzazione, l’attuazione del piano anticorruzione e il recepimento delle direttive europee.
 
Come ha ricordato Clelia Fusco, che per Formez PA è responsabile della linea sul “Rafforzamento dei sistemi territoriali”, ai Comuni saranno dedicati uno spazio Web e dei seminari sul territorio, per accompagnarli nel percorso di associazionismo.
 
Per l’assessore alle Risorse umane, alle Autonomie locali, ai Beni Culturali e Turismo della Regione, Pasquale Sommese, nel delicato confronto tra regioni e autonomie, “la funzione della politica non deve essere gestionale, ma di programmazione e indirizzo. “Siamo alla vigilia della programmazione dei fondi europei 2014-20, che non può essere messa in campo con i limiti e le criticità che l’hanno caratterizzata in passato. Le nostre città sono state stravolte perché sono mancati fattori chiave come il decentramento delle funzioni, ma anche dei progetti territorializzati e coerenti con lo sviluppo economico e quello territoriale”.
 
Così Sommese: “Per essere applicati, i sistemi territoriali di sviluppo devono essere prima di tutto compresi. Questo è l’unico modo per rispondere a ciò che l’Europa chiede ai governi. Rispetto ad altre regioni – afferma l’assessore - la Campania è avvantaggiata, perché ha una legge ad hoc”.
 
Per Vincenzo Russo, funzionario regionale, “il Piano territoriale è uno strumento flessibile che, a cinque anni dalla sua approvazione, conserva tutta la sua forza normativa ed è l’unico punto di riferimento. Crediamo che debba esistere uno strumento di area vasta per ricomprendere le aree provinciali e comunali, in una visione di snellimento delle procedure. Il Piano si compone di una parte non negoziabile, relativa all’identità del territorio e di una parte innovativa, che invece può rispondere alle singole esigenze. Qualora le Province e i Comuni trovassero un accordo, la Regione non avrebbe nulla in contrario ad apportare delle modifiche ai sistemi territoriali di sviluppo. E’ importante che in futuro la Regione svolga maggiormente un ruolo di accompagnamento. Inoltre i sistemi territoriali non sono enti locali, che vanno a sostituirsi a un altro ente, ma rappresentano una metodologia utile ad accompagnare questi processi dal basso. Il tempo dedicato alla concertazione si guadagna in una fase successiva”.
 
Per Luigi Lucarelli, dirigente della Regione, è centrale capire “chi governa il territorio? Più che di federalismo si dovrebbe parlare di multilivello delle funzioni”. Lucarelli evidenzia l’importanza della logica della premialità: “Nel momento in cui usiamo la leva delle risorse per favorire il fenomeno associativo, in coerenza con la programmazione, inseriamo un meccanismo di premialità che può essere utilizzato utilmente dagli enti territoriali”. Secondo Lucarelli, l’associazionismo dei Comuni rappresenta una grande sfida per le istituzioni campane, chiamate dai cittadini sulla loro risposta amministrativa. “Questo processo non va vissuto come una limitazione della potestà, ma come il tentativo di raggiungere livelli ottimali di sviluppo del territorio”.
 
Secondo Paola Casavola dell’Unità di valutazione degli Investimenti pubblici presso il Dipartimento Sviluppo economico e Coesione del MEF, “finora alcune modifiche al piano territoriale dal punto di vista delle scelta di policies ci sono state. Per far sì che i Comuni si associno è necessaria una coesione basata sul convincimento politico dei sindaci. L’aggregazione è una cosa positiva, perché coniuga lo sviluppo economico agli aspetti gestionali”. Conclude Casavola: “Non esiste un luogo alternativo al territorio per realizzare le policies”.
 
Positivi anche gli interventi di Francesco del Vecchio, responsabile Ufficio speciale per il Federalismo della Regione, di Valeria Aniello del Nucleo di Valutazione e Verifica degli Investimenti pubblici, di Francesco Escalona, referente territoriale della Regione e di Salvatore Capezzuto, consulente Formez PA.
 
Nel corso del dibattito, in rappresentanza della Lega Autonomie locali, Osvaldo Cammarota ha ricordato che “il processo di aggregazione dei Comuni sta avvenendo in modo spontaneo e necessiterebbe di una migliore organizzazione. I Comuni possono organizzarsi per l’attuazione dei progetti: in questo modo la Regione può fare un passo avanti straordinario”.

PROGRAMMA

RASSEGNA STAMPA

Area tematica: 
Tipo di Contenuto: 
Data pubblicazione: 
Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:28