di FRANCESCO CHIODI*
Le città di Belfast e Bologna hanno ospitato recentemente due importanti eventi organizzati da Formez PA nell’ambito del progetto DIESIS, finalizzato all'inclusione sociolavorativa dei detenuti. Nella capitale nordirlandese è stata realizzata dal 24 al 25 gennaio 2013 una visita di studio per conoscere il sistema della probation e gli interventi messi in campo da NIACRO (Northern Ireland Association for the Care and Resettlement of Offenders) nel campo dell’inclusione socio-lavorativa dei detenuti.
Il secondo appuntamento è stato un laboratorio sulle politiche e le pratiche per l’inclusione socio-lavorativa di detenuti ed ex detenuti, svoltosi il 14 febbraio ed ospitato dalla Regione Emilia-Romagna, durante il quale sono state presentate diverse esperienze italiane, tra cui il progetto interregionale promosso dal Ministero di Giustizia.
Ad entrambe le iniziative ha preso parte una qualificata delegazione delle Regioni, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero della Giustizia, l’ISFOL ed il direttore generale di Formez PA Marco Villani.
Tra gli aspetti più interessanti della visita a Belfast vi è senza dubbio l’operato del Probation Board for Northern Ireland (PNBI), organo del Dipartimento di Giustizia. Il PNBI lavora con i tribunali, nelle carceri e con le comunità. Nel primo caso elabora un rapporto di valutazione su ogni imputato (Pre Sentence Report), allo scopo di supportare il giudice nella determinazione della sentenza più appropriata, ponderando anche il rischio di reiterazione del reato e le eventuali controindicazioni all’espletamento della pena nella comunità (lavoro comunitario).
Nelle carceri e nelle comunità, invece, il PNBI supervisiona la corretta esecuzione delle sentenze ed offre un articolato insieme di programmi volti alla riabilitazione e al reinserimento sociale dei condannati, anche nella delicata fase di recupero della libertà, fornendo altresì un sostegno alle vittime. La peculiarità di questo sistema è il suo chiaro orientamento alla rieducazione dei condannati e alle misure alternative al carcere.
I servizi di NIACRO - una ONG impegnata da più di 40 anni nel settore - si inseriscono in questo contesto caratterizzato da un continuum tra il ‘dentro’ e il ‘fuori’ il carcere. Nel corso della visita di studio a Belfast, sono stati presi in esame in particolare i servizi ai condannati e alle imprese finalizzati all’inserimento lavorativo. L’efficacia del sistema nordirlandese è testimoniata dal basso tasso di recidiva; ad esempio, tre quarti degli incriminati che scontano la pena mediante servizi alla comunità, non commettono nuovi reati nei due anni successivi alla condanna.
I pregi, ma anche i limiti delle esperienze italiane in tema di inclusione socio-lavorativa dei condannati, si colgono in tutta la loro ampiezza alla luce della diversa impostazione del nostro ordinamento di giustizia penale rispetto a quella dell’Irlanda del Nord. A Belfast e nel corso del laboratorio di Bologna, le Regioni hanno condiviso pratiche molto significative dal punto di vista dei risultati e della governance. Tuttavia, come è noto, la situazione del sistema penitenziario italiano è particolarmente drammatica, con oltre 65.000 carcerati (a fronte di una capacita stimata di circa 43.000 posti), il 40% dei quali in attesa di giudizio, il 38% stranieri e il 25% con problemi di tossicodipendenza. Questi fenomeni si spiegano per il fatto che, nel nostro Paese, il ricorso all’esecuzione penale esterna è ancora ridotto e interviene comunque solo dopo la condanna, che è sempre di tipo detentivo. Anche l’affollamento delle carceri per reati minori ed il fenomeno delle “porte girevoli", per citare altri due problemi molto conosciuti, derivano dall’impianto del nostro sistema di giustizia.
C’è bisogno di riforme strutturali, come è stato più volte ribadito nel corso del laboratorio di Bologna, in assenza delle quali resterà difficile stabilire un vincolo organico tra la pena, la rieducazione e l’attività lavorativa dei condannati. "In questo senso - ha rilevato Marco Villani, direttore generale di Formez PA - se si considera il quadro di avversità in cui agiscono, debbono essere apprezzate ancor di più le esperienze regionali che sono state portate al laboratorio di Bologna".
Dello stesso parere il Cons. Cascini, in rappresentanza del Ministero di Giustizia: “Sebbene l’Italia presenti gravi problemi strutturali, è senza dubbio un Paese con situazioni molto diversificate e dunque anche con esempi virtuosi. La sfida è oggi un cambiamento di mentalità, vale a dire far comprendere che il carcere non può svolgere la sua missione rieducativa senza un collegamento con la società e che, non essendo tutti uguali, gli autori di reato devono essere trattati secondo percorsi differenti”.
Su queste linee, il progetto DIESIS avvierà prossimamente nuove iniziative di scambio interregionale e transnazionale tra cui, a giugno, una visita di studio in Catalogna. La prospettiva è intensificare la collaborazione tra le amministrazioni dello Stato ai suoi diversi livelli territoriali, anche in vista dell’imminente inizio della politica europea di coesione 2014-2020, nella quale le questioni della povertà e dell’inclusione sociale attiva riceveranno una forte attenzione.
* Progetto DIESIS