Home > Notizie > "Sud. Un sogno possibile"

"Sud. Un sogno possibile"

Creato il:  16 Dicembre 2009

a cura di Carmen Di Petrillo

“Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica”. Il Ministro Renato Brunetta apre il suo saggio “Sud. Un sogno possibile”, edito da Donzelli, con un’ammissione di colpa. La politica per il Mezzogiorno è stata troppo parolaia e declamatoria. Ha prodotto progetti e idee, ma anche nuova burocrazia. Soprattutto, non ha inciso sul destino economico di un territorio così ampio ed importante per l’Italia e non solo. E l’autore non è tipo da ammorbidire i bilanci con frasi di circostanza.

Il Sud è definito un sogno “possibile” perché, ora più che mai, ci sono le premesse per la fuoriuscita dal tunnel: la crisi economica è quasi finita e nella geografia politica si sta formando una nuova area, quella mediterranea, di cui il nostro Sud è destinato a diventare leader per la sua  collocazione naturale. Nel ruolo cruciale di “cerniera”, esso potrebbe avere uno sviluppo importante, calamitando interessi, risorse e investimenti. È in questo quadro che la questione meridionale si presenta in una nuova luce: per la prima volta come un’opportunità non solo per se stessa ma anche per il Nord e per l’Europa.

Nel libro, diviso in due parti, l’autore dapprima analizza empiricamente i motivi delle difficoltà e dei fallimenti antichi e recenti, e poi propone la sua personale ricetta. In due parole: un forte investimento nel capitale umano e nella Pubblica Amministrazione; una stagione di impegno civile e politico talmente poderoso da essere paragonabile ad una nuova “spedizione dei Mille”, che questa volta non si limiti a conquistare territori per poi lasciarli così come sono, ma sappia costruire il loro sviluppo.

Il fatto che, a distanza di sessant’anni dalla Cassa del Mezzogiorno, il prodotto interno lordo pro capite del Sud sia ancora del 40% inferiore a quello del resto d’Italia (oltre agli studenti meno preparati, le infrastrutture scarse e malandate, il lavoro assente e la criminalità imperante), è la riprova che “a fallire è stata la classe dirigente italiana, che non ha saputo adattare le politiche e le misure previste per il Nord e per l’Europa alla particolare realtà meridionale”. Fin dall’unità d’Italia, non si tiene mai conto del Sud “quando si prendono le grandi decisioni nazionali: dalla scelta europea all’abolizione delle gabbie salariali, dallo Statuto dei lavoratori all’ingresso nello Sme...”.

Ma come attuare il rinnovamento? “La qualità di un territorio la fa la sua gente”, sostiene Brunetta, ipotizzando un “programma poliennale di investimenti anche e soprattutto in capitale umano, che abbia come obiettivo il superamento del gap di legalità e fiducia nelle aree più a rischio del Mezzogiorno”. Secondo il ministro “serve una nuova spedizione dei Mille”, un’invasione che dovrà puntare soprattutto alla Pubblica Amministrazione. “Mentre si cercheranno al Nord funzionari e dirigenti pubblici esperti e capaci da inviare al Sud”, dovrà scattare un’“Operazione Rosolino Pilo”, per “la creazione al Sud di una rete che finora non è esistita, fatta di dirigenti e funzionari preparati e onesti”.

Altri interventi urgenti che Renato Brunetta vuole nell’agenda per il Sud: alzare il tasso di certezze ed efficienze; abbattere la criminalità organizzata; migliorare le infrastrutture, cominciando dai trasporti e dall’ambiente; introdurre la banda larga per accelerare e facilitare il flusso delle comunicazioni; riordinare e rendere più competitivo il sistema universitario.

Ma la tesi di fondo del volume è che, per sorreggere il rilancio produttivo e occupazionale del Mezzogiorno, non basti il potenziamento della dotazione infrastrutturale, bensì serva soprattutto il rafforzamento dei cosiddetti "regolatori sociali". Il superamento del gap infrastrutturale, infatti, è una condizione necessaria ma non sufficiente per un'efficace politica di sviluppo. Occorre anche l'investimento in legalità, inteso come produzione di "beni relazionali", beni intangibili, concepibili come "quell'insieme di culture, rapporti, interconnessioni e sinergie che accrescono la produttività media sociale”. “Aiutiamo il Sud a sviluppare i suoi beni relazionali e gli avremo fatto il più bello dei doni”, afferma Brunetta.  

Ovviamente il rilancio del Sud non può prescindere da un sistema pubblico che funzioni, che sia cioè in grado di operare con efficienza, efficacia e trasparenza, in modo da garantire la competizione e il mercato. Scrive il ministro: “L’amministrazione pubblica è parte importante del contesto sociale ed economico e della cultura della legalità e del merito. Laddove lo Stato non funziona, dilagano la corruzione e l’illegalità, e i mercati, fatti di concorrenza ed innovazione, non possono funzionare”. 
Del resto, tutta l’azione di riforma della Pubblica Amministrazione attuata dal ministro e le iniziative ad essa collegate - da Reti Amiche al Piano E-gov 2012, a Linea Amica - si basa sulla trasparenza, sull’efficienza, sulla valutabilità, sulla messa a sistema delle migliori esperienze, in un’ottica di vicinanza al cittadino. Ma, al Sud, l’impegno del sistema pubblico deve essere ancora più forte, perché maggiori sono le esigenze della popolazione. “Nel Mezzogiorno - afferma Brunetta - l’obiettivo di avere una P.A. trasparente ed efficiente è fondamentale. Tale evidenza è ampiamente confermata dalle statistiche di utilizzo dei servizi che hanno l’obiettivo di aiutare il cittadino, come ad esempio Linea Amica. Il contact center che risponde, da fine gennaio 2009, al numero verde 803.001, fornisce risposta al cittadino sui temi inerenti la P.A.(…). Nella penultima settimana di settembre, il 52,1% delle richieste – cioè la maggior parte - è giunto dal Sud”.

Per l’autore, nel Mezzogiorno serve oggi un nuovo intervento straordinario, non dal punto di vista degli strumenti - perché basta mobilitare e mettere in rete quelli ordinari esistenti - ma da quello degli obiettivi e dei risultati: bisogna attivare risorse umane, finanziarie e strumentali straordinarie, per valorizzare e sviluppare una terra piena di potenzialità.

Con un monito finale, che è insieme una preghiera e una speranza: “Gli uomini e le donne del Sud devono rendersi conto che ‘più legalità e più capitale umano’ vogliono dire più sviluppo, più benessere vero, più libertà, più cittadinanza. Meno dipendenza e più responsabilità. Ed un Sud avviato su un sentiero virtuoso di crescita fa bene all’Italia e fa bene all’Europa”.

E. visto che si parte così da lontano, dal sogno in parte tradito del Risorgimento, possiamo concludere che è giunta l’ora di rispondere al principe di Salina per cui “tutto deve cambiare perché nulla cambi”. Questa volta, nel sogno possibile del ventunesimo secolo, la spedizione dei Mille dovrà cambiare davvero le condizioni della crescita ed aprire una pagina nuova dell’economia e della vita civile del Sud Italia.

Area tematica: 
Tipo di Contenuto: 
Data pubblicazione: 
Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:27