Occorre uno “standard minimo digitale” per i dipendenti della pa, sul modello del quadro di competenze digitali di base per i cittadini, definito dalla Commissione europea nel documento DigComp. E' una delle primncipali novità emerse durante la due giornate della XIV edizione del Convegno Nazionale Pubblica Amministrazione, organizzato dall’Associazione Italiana Formatori (AIF) a Bologna il 16 e 17, col patrocinio e la collaborazione di Formez PA e dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
Il tema dello sviluppo delle competenze digitali è stato oggetto di un laboratorio condotto Franco Amicucci, sociologo e formatore, che ha introdotto i concetti di microlearning e adaptive learning in base ai quali, grazie all’utilizzo di dell'intelligenza artificiale, è ormai possibile personalizzare l’apprendimento tenendo conto della specificità del singolo.
Salvatore Marras, responsabile dell’Area Innovazione Digitale di Formez PA, ha quindi fornito lo stato dell’arte sulla formazione per lo sviluppo di competenze digitali nella PA, a partire dall’analisi dei destinatari. Una platea di 2 milioni di potenziali interessati, con oltre 200.000 figure dirigenziali che vanno dagli esperti legali ai chirurghi, ai magistrati, agli ufficiali, ai segretari comunali, con una età media di 52 anni. Soggetti che, comunque, devono essere capaci di innovare e produrre servizi ancora per almeno 15 anni (sempre in media). La sfida, per una volta, non riguarda le risorse, potenzialmente disponibili nel quadro della programmazione 2014-2020, ma il tempo. Restano ancora tre anni, prima della chiusura di questa finestra temporale, per sviluppare competenze orizzontali per l’innovazione della PA (e-leadership) e rafforzare le competenze tecnologiche verticali, inserendo anche in ambito pubblico le nuove professioni legate agli sviluppi tecnologici (big data, sicurezza, etc.). La sfida, secondo il rappresentante di Formez PA, è innanzitutto quella di condividere un modello formativo che comprenda e integri tutte le diverse modalità con le quali si può mettere in campo un sistema di formazione permanente. Un esempio concreto di questo approccio integrato, che potrebbe essere esteso e arricchito con ulteriori elementi, è il percorso di sviluppo delle competenze digitali avviato da Formez PA su richiesta della Regione Sardegna e focalizzato sulla e-leadership e gli open data.
Un ulteriore contributo alla definizione del profilo dell’innovatore nella PA, infine, è stato fornito dalle rappresentanti della Scuola di Pubblica Amministrazione della Catalogna struttura interna della Generalitat della Catalogna. Tania Fernandez e Eulàlia Plat hanno illustrato la visione della Scuola sulle competenze chiave della dirigenza nella PA catalana, tra le quali spicca, appunto, la capacità di condurre politiche innovative nel proprio ambito d’intervento, declinata in una serie di funzioni associate:
- aggiornarsi rispetto a nuovi scenari e tendenze e proporre orientamenti o azioni di cambiamento che implichino un miglioramento rispetto al futuro;
- promuovere l’uso di metodologie di lavoro che implichino un miglioramento nel raggiungimento degli obiettivi fissati;
- creare e dinamizzare squadre di lavoro e spazi di partecipazione e dibattito per contribuire a sviluppare soluzioni creative e innovative ai problemi esistenti;
- incoraggiare lo spirito creativo e innovativo delle persone che lavorano nell'organizzazione, identificare e promuovere il talento e stabilire buone pratiche a questo scopo;
- capire il cambiamento, rispondervi rapidamente e in modo flessibile, utilizzando risorse adeguate per fare fronte alle sfide e alle opportunità, tenendo conto che un'adeguata gestione può generare la necessaria previsione per guidare e controllare le situazioni di cambiamento.