I risultati della ricerca “Antiziganismo contemporaneo nei dispositivi normativi locali italiani”, sono stati presentati il 5 luglio 2023, a Verona, in occasione di un seminario promosso dal progetto “Contrastare l’antiziganismo: un percorso culturale tra memoria e attualità”, realizzato nell’ambito della convenzione tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le pari opportunità UNAR e il Formez PA, fanno da stimolo per un importante momento di riflessione a livello istituzionale.
Lo studio, realizzato dal Centro di Ricerche Etnografiche e di Antropologia applicata (CREAa) del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Verona, ha previsto innanzitutto un’analisi comparativa dei testi delle leggi regionali vigenti dedicate a rom e sinti in Italia, soffermandosi in particolare sui processi di “inquadramento” delle politiche locali, dalla definizione dei destinatari, alla definizione dei problemi da risolvere, alla conseguente proposizione di certe possibili soluzioni e non di altre. L’obiettivo era quello di offrire degli strumenti di riflessione utili a evitare la ripetizione di processi di categorizzazione dei rom e dei sinti ma anche delle loro attività di sussistenza o delle loro modalità abitative, inappropriati in eventuali futuri atti legislativi.
La ricerca ha poi previsto l’approfondimento di un caso di studio particolare, quello delle politiche abitative della città di Bologna, attualmente normate dalla più avanzata delle leggi regionali italiane, quella promulgata dall’Emilia-Romagna nel 2015 (L.R. 11/2015), in linea con il Quadro Strategico europeo e con la Strategia Nazionale per l’inclusione di rom e sinti.
Il caso di studio ha dato l’opportunità di individuare una discrepanza importante tra una legge regionale (L.R. 11/2015) scritta molto bene, a tutela dei diritti di rom e sinti, e uno strumento attuativo, quello della Direttiva sui requisiti tecnici delle microaree familiari (D.G.R. 43/2016), che pone molti limiti all’implementazione della stessa legge. La L.R. 11/2015, infatti, tende a garantire la tutela del diritto all’abitare dei rom e dei sinti, individuando tra le possibili soluzioni abitative proposte come superamento delle vecchie “aree sosta” (i cosiddetti “campi”): “processi di transizione alle forme abitative convenzionali”; “iniziative, anche sperimentali, di autocostruzione e auto recupero”, ma soprattutto le microaree familiari, come “soluzioni insediative innovative di interesse pubblico”. Al contrario della legge, la D.G.R. 43/2016 considera le microaree come strutture caratterizzate da “straordinarietà e temporaneità”, “destinate ad assolvere alla loro funzione fin tanto che i nuclei familiari interessati non possano transitare verso forme abitative convenzionali”, rivelando la persistenza di un forte pregiudizio sedentarista nelle politiche abitative per rom e sinti che continuano a non riuscire a concepire un abitare di comunità stabile e non temporaneo, come quello delle microaree, richiesto da una parte delle famiglie sinte che vivono in Italia.
Tra i punti di forza dell’amministrazione regionale dell’Emilia-Romagna, così come di quella comunale di Bologna, la ricerca ha individuato una grande capacità di modificarsi e cercare di migliorarsi progressivamente nel tempo, superando l’inerzia istituzionale.
D’altra parte, però, la ricerca ha anche rilevato come, anche nel migliore degli esempi possibili individuabili a livello nazionale di progettazione e implementazione di politiche per il miglioramento delle condizioni di vita di rom e sinti, persistano evidenti pregiudizi sedentaristi che vanno, di fatto, a inficiarne l’efficacia.
La transizione abitativa dei rom e dei sinti dai grossi “campi” del passato può essere pensata come una transizione in appartamenti per tutte le famiglie che lo desiderino, ma il desiderio più volte espresso di una parte delle famiglie sinte di vivere stabilmente in microaree familiari andrebbe maggiormente tutelato, rafforzando la capacità delle amministrazioni locali di pensare oltre la dicotomia campo/appartamento e includendo altre forme possibili di abitare stabile di comunità.
La ricerca intende sollecitare un dibattito più ampio sulla discrepanza tra leggi e strumenti attuativi, in cui spesso si annidano criticità che vale la pena considerare in virtù di una azione pubblica più efficace nel garantire l’inclusione dei rom e dei sinti in Italia.