Rassegna Stampa SmartItalia lezioni per il futuro del 24/06/2020
Cos’è
La Rassegna Stampa #SmartItalia legge tra le righe delle pagine dei giornali cercando elementi di cambiamento e nuove ipotesi per affacciarsi alla fase 2, arricchiti dall’esperienza maturata . Un nuovo modo di fare rassegna stampa intercettando alcuni spunti del cambiamento in atto.
PA e smart working
Sul Messaggero un articolo sullo smart working della PA, dopo l’emergenza covid, sottolinea come già il 25 % dei lavoratori, che durante il look down ha lavorato in smart working, è rientrato in ufficio. Nella bozza di direttiva sono contenute le indicazioni per il ritorno in sicurezza in ufficio degli statali e prevede, per chi lavorerà a stretto contatto con il pubblico, l’uso delle mascherine e delle visiere oltre al prolungamento dell’orario aperto al pubblico, in modo da evitare assembramenti. L’obiettivo del Ministro per la PA, Fabiana Dadone, è di avere un lavoratore su tre in smart working a partire dal 2021, tenendo conto di quelle che sono le attività “smartabili” che ogni amministrazione è tenuta ad individuare. Si legge nell’articolo come “la platea degli lavoratori smartabili in seno alla Pubblica Amministrazione sono quelli delle funzioni centrali, che inglobano 230mila lavoratori pubblici, e degli enti locali, altri 600mila dipendenti, per un totale di 800mila statali sui tre milioni totali”. Inoltre, il nodo cruciale, così come viene individuato nell’articolo, sarà quello del controllo della prestazione lavorativa da remoto. Si tratta di un tema che sarà certamente oggetto di confronto con i sindacati e nell’ambito del negoziato con Aran per il rinnovo del contratto per il pubblico impiego.
Anche il Quotidiano degli enti locali del Sole24Ore si sofferma sulla direttiva in arrivo tra fine giugno e inizio luglio, che potrebbe prolungare lo smart working come “modalità ordinaria di lavoro” oltre il 31 luglio e presumibilmente fino al 31 dicembre. Nell’articolo si sottolinea, infatti, come “con la riconversione in legge del decreto legge 34/2020 potrebbe esserci un intervento per sancire l’allungamento alla luce di un quadro che è cambiato rispetto alla fase emergenziale”. Potrà quindi essere una ‘soluzione ponte’ per traghettare la PA verso un sistema che a regime prevede almeno il 30% dei dipendenti in lavoro agile.
Anche Italia Oggi dedica un pezzo allo smart working come fenomeno che rischia però di impoverire l’intero sistema Paese. Viene, infatti, sottolineato come, dal punto sociale per le donne lo smart working, secondo una indagine resa pubblica, lavorare da casa è diventato penalizzante perché “si è rivelata una ulteriore forma di costrizione tra le mura domestiche dove si sono trovate a svolgere in contemporanea i ruoli di madri, mogli, lavoratrici e pure insegnanti, a fronte di un tempo di lavoro che si è dilatato fino alle ore notturne per poter garantire la stessa produttività di prima”. Anche dalle statistiche di Eurostat, che riportano alte percentuali di impoverimento del Paese, emergerebbe che “facendo lavorare molta gente da casa l’Italia e gli italiani sono diventati più poveri” a causa della conseguente netta diminuzione dei consumi fuori casa. L’altra critica mossa nell’articolo è che, a questo cambiamento radicale di approccio e modalità lavorativa, non si accompagna un ripensamento delle città, che secondo l’articolo per forza di cose cambieranno, impoverendosi.
Una ulteriore critica forte allo smart working viene mossa anche su Libero che, con espressioni che non lasciano nulla all’interpretazione, parla di “riposo retribuito”. L’attacco allo smart working si basa su osservazioni che lo considerano “una modalità pensata per fare un favore al dipendente pubblico o per fare risparmiare qualche costo alle amministrazioni”, criticando la visione del Ministro per la PA Fabiana Dadone che lo vede come “il frutto di un rovesciamento di mentalità che spinge la PA a misurare obiettivi e risultati a scommettere su responsabilità e produttività. A beneficio in definitiva di migliori servizi ai cittadini”.
Un altro punto di osservazione, sfiorato anche nel pezzo su Libero, e approfondito dall’articolo apparso su Il Tempo, è il rischio che lo smart working sia la rischiosa anticamera per imminenti piani di efficientamento per esuberi del personale. Il timore dichiarato quindi è che lo smart working “non inserito in una strategia complessiva, possa aumentare la possibilità che posti di lavoro vengano tagliati”.
Regioni
Sul Quotidiano degli enti locali del Sole 24 Ore si legge come la Regione Veneto voglia valorizzare e consolidare l’esperienza dello smart working. Si legge, infatti, come sia stato promosso un bando da parte dell’Assessorato al lavoro che stanzia due milioni di euro del FSE per “promuovere la riorganizzazione dei processi lavorativi nella PA, rafforzare la cultura digitale dei lavoratori, ridisegnare gli spazi fisici, incrementare le diverse competenze e soprattutto potenziare la dotazione strumentale a supporto”. La Regione Veneto dal 2018 ha sperimentato con 100 suoi dipendenti la modalità di lavoro smart, aderendo ad un progetto europeo “Vela” che lo promuoveva.
Scuola
Sul Corriere della Sera un articolo sul rientro a scuola a settembre. La bozza del Ministro dell’Istruzione, discussa con le Regioni, prevede indicazioni e linee guida del comitato tecnico scientifico, per la ripresa scolastica in autunno. Ci saranno lezioni più brevi, ingressi scaglionati e due metri quadri per ogni alunno e il suo banco. Inoltre, per le scuole superiori la settimana si allungherà al sabato e viene incentivato l’utilizzo, da parte degli istituti, di spazi comuni come parchi, teatri, biblioteche, cinema e musei. Sarà, inoltre, ristabilita la mensa, anche per il suo valore educativo ma sempre in massima sicurezza. Si ipotizzano anche test sierologici per il personale, anche se i costi saranno elevati. Il decreto verrà consegnato alle Regioni che come previsto lo dovranno recepire.